Sin dalla mia prima esperienza nei territori del Chianti, ne sono rimasto stregato. Mi piace definire questo luogo “il mio primo grande amore enologico”. Le colline eleganti, i filari che si rincorrono lungo i poggi, gli ulivi che si perdono all’orizzonte e i meravigliosi tramonti che ogni sera incendiano il cielo: tutto in questa regione sembra un’opera d’arte. Eppure, c’è un elemento che, più di tutti, mi ha tolto il respiro sin dal primo istante in cui ne ho sentito il richiamo: il Sangiovese.

A uno sguardo distratto, questo vitigno potrebbe sembrare esclusivamente potente e austero. Ma chi ha la pazienza e la curiosità di andare oltre le apparenze scopre molto di più. Il Sangiovese è potenza, sì, ma una potenza affascinante, intrisa di una versatilità straordinaria. Non è per tutti: è schivo, a tratti permaloso e irriverente. Eppure, se lo si accosta con il giusto garbo, rivela una leggerezza, una profondità e una grazia capaci di conquistare anche l’anima più esigente.

LA MIA INTERPRETAZIONE DEL SANGIOVESE.

Ogni mattina all’alba mi recavo alla tenuta di Gretole per contribuire alla produzione di uno dei Chianti Classico che più ha segnato la storia della denominazione.

Partivo da Solatìa, e lungo il percorso vedevo il sole sorgere dalle mura di Monteriggioni, una splendida roccaforte immersa tra i vigneti.

In quei momenti, mentre il paesaggio si animava di luce, la mia immaginazione vagava: sognavo di possedere un giorno un mio appezzamento di quelle vigne, dove avrei potuto produrre un vino tutto mio.

Col passare del tempo, la mia passione per il Sangiovese cresceva, così come il desiderio di imparare a coltivarlo e vinificarlo. Sapevo, però, che per raggiungere quel sogno tanto ambito dovevo prima conoscere chi, prima di me, aveva reso grande questo vitigno.

Decisi quindi di intraprendere la strada della sommellerie professionale, un percorso che mi avrebbe permesso di incontrare produttori, scoprire filosofie, ascoltare storie e comprendere i meccanismi del mercato globale. Con la curiosità di un bambino insaziabile di conoscenza, ho girato il mondo per capire. Lo studio è sempre stato il mio rifugio, la mia ancora. Alternando le ore di servizio ai chilometri percorsi, ho colto ogni minimo dettaglio, ogni sfumatura di un universo tanto complesso quanto affascinante.

Poi è arrivato il periodo della pandemia. Mentre il mondo sembrava fermo e inerme, per me è stato un momento di introspezione e rinascita. Ho ritrovato stimoli che credevo sopiti e ho deciso di tornare nei territori del Chianti, i luoghi che tanto avevo amato, per iniziare una nuova avventura. Finalmente, ho aperto il più bel cassetto dei sogni: quello con la chiave più pesante. Ma questa è solo la prima pagina di una storia che non vedo l’ora di scrivere.

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Castelnuovo Berardenga: Il Cuore Meridionale del Chianti Classico

Castelnuovo Berardenga si trova all’estremità meridionale del territorio del Chianti Classico, a circa 15 km da Siena, in una posizione strategica tra la valle dell’Arbia e quella dell’Ombrone. Le vigne si estendono su colline dolci e ondulate, a un’altitudine compresa tra i 250 e i 500 metri sul livello del mare, garantendo condizioni ottimali per la viticoltura. Questa altitudine, abbinata a una buona esposizione solare, permette una maturazione graduale e completa delle uve, preservando freschezza ed equilibrio.

Il Clima

Il clima di Castelnuovo Berardenga è di tipo mediterraneo, con estati calde e asciutte e inverni miti. Tuttavia, la vicinanza all’Appennino e l’altitudine conferiscono al territorio notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, soprattutto nei mesi di settembre e ottobre, quando le uve raggiungono la piena maturazione.

Queste escursioni favoriscono lo sviluppo degli aromi varietali, esaltando la complessità e l’eleganza dei vini.

Il paesaggio

Il paesaggio di Castelnuovo Berardenga è incantevole, caratterizzato da vigneti intervallati da boschi, uliveti e cipressi.

Questa biodiversità non solo arricchisce la bellezza del territorio, ma contribuisce anche a creare un ecosistema equilibrato, ideale per una viticoltura sostenibile.

I Suoli

I suoli di Castelnuovo Berardenga sono estremamente vari e riflettono la complessa storia geologica della zona. Qui troviamo prevalentemente galestro, una roccia scistosa ricca di argilla che drena bene l’acqua, permettendo alle radici di esplorare in profondità per cercare nutrienti.

Accanto al galestro si trovano terreni alberesi, caratterizzati da rocce calcaree ricche di fossili marini, che conferiscono mineralità e finezza ai vini.